Carlo Michelstaedter

 

In linguaggio biblioteconomico si definisce "Fondo" una raccolta omogenea di volumi a stampa o di manoscritti posseduti da una persona o da un ente e pervenuti, per dono, lascito testamentario o acquisto, alla biblioteca.
Il Fondo Michelstaedter si divide a sua volta in due parti: il Fondo vero e proprio, di manoscritti, disegni e quadri, e la cosiddetta "bibliografia michelstaedteriana", che viene aggiornata e incrementata regolarmente, con i volumi di e su Carlo Michelstaedter, le riviste e le copie di articoli pubblicati sul suo conto, tesi di laurea che lo riguardino, fotografie sue e dei suoi familiari, e così via.
Dopo la morte di Carlo Michelstaedter, la famiglia conservò infatti gelosamente le carte che gli erano appartenute. La famiglia, vale a dire la madre e le sorelle, essendo il fratello Gino morto in precedenza e venuto a mancare il padre, Alberto, nel 1929.
Gli scritti e i disegni di Michelstaedter: alcuni andarono perduti, o dispersi. Perdute tutte le lettere indirizzate a Vladimiro Arangio Ruiz; perdute le lettere e gli autografi delle poesie alla giovane amata, Argia Cassini; rimaste a Gaetano Chiavacci, e ora ai suoi eredi, le lettere scritte a lui, e gli schizzi ad esse allegate; conservate solo in copia parte delle lettere all'amico Enrico Mreule; presso la famiglia Arangio Ruiz un ritratto di Vladimiro; chissà quanti altri ritratti fatti ad amici o a conoscenti a Firenze sono conservati come ricordo di un nonno o di un prozio, senza che i proprietari ne conoscano l'autore. Alcuni schizzi e disegni furono riprodotti si rivista e smarriti in quell'occasione, sì che restano solo le riproduzioni in bianco e nero. Anche gli originali di alcuni autoritratti di Carlo andarono perduti, e delle lettere scritte a lui se ne salvarono pochissime.
Nel 1943, al momento della deportazione ad Auschwitz di Emma ed Elda Michelstaedter (la sorella prediletta, Paula, sposata Winteler, era stata convinta dal figlio Carlo a trasferirsi presso di lui in Svizzera), i manoscritti michelstaedteriani rimasero nella casa deserta. Vicini di casa e amici li salvarono dalla distruzione: la signora Benedetti recuperò le carte abbandonate nel cortile, il professor Verzegnassi mise in salvo l'autoritratto su fondo fiamma. Non è da escludere che in quell'occasione andassero perduti alcuni fogli che risultano mancanti a taluni manoscritti, né che qualche dipinto sia stato apprezzato da un ufficiale nazista e portato in Germania. Ma mentre l'appartamento di Paula fu saccheggiato completamente, i mobili della madre, Emma, furono requisiti e messi in deposito, e con essi i quadri e parte delle carte di Carlo che, conservate in un cassetto, furono ritrovate alla fine della guerra. Tornata a Gorizia, Paula ricevette tutto quanto era stato recuperato.
Paula era stata l'amica e confidente di Carlo, la più vicina a lui per età e molto legata al fratello. Unica superstite della famiglia Michelstaedter, destinò con lascito testamentario i manoscritti e i dipinti di Carlo alla biblioteca della città, riservando al figlio, l'ingegner Carlo Winteler, il diritto di scegliere per sé alcuni quadri. Alla morte di lei, il 14 giugno 1972, l'ingegner Winteler rinunciò generosamente al suo privilegio, trasmettendo alla Biblioteca Civica di Gorizia tutte le opere dello zio.
Il fondo fu così ufficialmente costituito nel 1973 (la consegna all'allora direttore Guido Manzini fu effettuata il 4 marzo 1973) e il materiale, conservato fino ad allora in una cassapanca (si trattava in parte di taccuini, in parte di fogli sciolti, non sempre numerati) fu riordinato dal professor Sergio Campailla (si veda anche http://www.sergiocampailla.com/), nominato curatore del Fondo.
Nel 1974 vi fu una prima mostra - organizzata da Sergio Campailla - a Palazzo Attems , in occasione del IX convegno degli Incontri Culturali Mitteleuropei che aveva per tema la filosofia nella Mitteleuropa. La mostra servì da presentazione al Fondo Michelstaedter, che da quel momento in poi fu messo a disposizione degli studiosi, come Paula Michelstaedter aveva voluto.
Scopo del Fondo è conservare e raccogliere, oltre all'opera di Michelstaedter, quanto viene via via pubblicato su di lui. Per dare un'idea della sua consistenza citiamo qualche dato: ci sono una trentina di manoscritti, circa 200 lettere (quasi tutte di Michelstaedter; una ventina indirizzate a lui), 70 opere pittoriche (quadri o disegni di grande formato), 14 album di schizzi e disegni, 7 libri posseduti da Michelstaedter con le sue annotazioni; circa 200 volumi tra edizioni delle opere di Michelstaedter e monografie su di lui, comprese diverse tesi di laurea; oltre 1500 articoli e fotocopie di articoli e documenti vari, tra cui registrazioni di conferenze, trasmissioni radiofoniche e simili. Tutto questo materiale è a disposizione di chi voglia consultarlo.

 

Per informazioni bibliografiche, prenotazioni e appuntamenti, inviare una e-mail alla Responsabile del Fondo Michelstaedter, dott.ssa Antonella Gallarotti:

bs-ison.michelstaedter@beniculturali.it



vai sul sito http://www.michelstaedter.beniculturali.it/ attivo da lunedì 24 novembre 2014.

 

vedi la rassegna stampa locale http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo?query=carlo_michelstaedter&view=web_locali.il+Piccolo