Maurizio Frullani. Artisti e dintorni.

Galleria d'Arte "Mario Di Iorio" della Biblioteca Statale Isontina

da sabato 11 a mercoledì 22 marzo, 2017 - Mostra

Frullania cura di Cristina Feresin. Catalogo Venti d'Arte.

 

 

 

Inaugurazione: sabato 11 marzo, ore 11.30

 

 

 

 

Giovedì 9 marzo alle 18.30, a Gorizia nella sede dell’Associazione Prologo, anteprima della manifestazione con la proiezione di un video che raccoglie oltre 300 ritratti scattati dal fotografo isontino.

 

Mercoledì 22 marzo, ore 17.30, nella sala mostra "Mario Di Iorio" della BSI si svolgerà il finissage della prima mostra del progetto "Maurizio Frullani. Artisti e dintorni", con l'incontro intitolato "Dialogo folle sulla poesia e la fotografia. Serata dedicata a Maurizio Frullani" curato da Cristina Feresin

La serata intreccerà poesia e fotografia, ma anche storie quotidiane, aneddoti e ricordi attraverso la parola scritta e l'immagine.
Interverranno il poeta Alberto Princis e l'artista Roberto Kusterle, un colloquio tra amici per rendere omaggio a Maurizio Frullani e al suo prezioso lavoro.

 

 

 

 

Di esistenze e rivelazioni

 

Uno sguardo attento, mobile, profondo e una pacatezza, così rassicurante e allo stesso tempo così piena di umanità. Questo era Maurizio Frullani per quanti l’hanno conosciuto, sia quando, con gli occhiali posati sulla testa, guardava dritto dentro l’obiettivo e, in silenzio, scattava, sia quando parlava dei suoi progetti, dei viaggi, delle cose di tutti i giorni.
Un uomo curioso, misurato, che coglieva, con disarmante semplicità e senza mai banalizzare, il dettaglio, le caratteristiche e le tipicità di chi riprendeva, restituendo immagini dense, ricche, piene di sostanza che, a sua volta, riusciva a trasformare in materia prima della vita del soggetto.
Lo si percepisce osservando ognuna di queste fotografie esposte alla Biblioteca Statale Isontina in cui sono ripresi scrittori, poeti, storici, giornalisti della Regione o connessi, in qualche modo, al territorio. Autori molti diversi tra loro per provenienza, età, stile, ma tutti idealmente uniti dalla parola scritta e al luogo. Alcuni dei personaggi di questi scatti hanno, o hanno avuto, un legame importante e profondo con l’Isontina, protagonisti di incontri, rassegne, progetti nati in collaborazione con l’Istituzione goriziana, accrescendone il prestigio e la rilevanza culturale.
In molti dei suoi ritratti succede di imbattersi in particolari micro o macro che, inseriti nella composizione, meglio ne connotano la personalità, o sottolineano vizi e virtù, o ancora, in qualche modo, ne rafforzano il pensiero. Si tratta proprio di quella “materia prima della vita del soggetto” a cui si accennava in precedenza, il tutto reso sempre con quell’ironica leggerezza che gli apparteneva e a seconda del tono che intendeva infondere alla fotografia.
E’ così che nascono immagini come quella del poeta goriziano Alberto Princis che cerca, con non poca difficoltà, di scrivere qualche verso con una matita fuori formato o lo scrittore Emilio Rigatti, che guarda incantato il modellino di una bicicletta, a sottolineare il rapporto con la sua fidata e inseparabile “compagna” di numerose avventure.
Ed è altrettanto interessante la simmetria compositiva nella foto a Paolo Maurensig, davanti agli scacchi e alla “variante”, l’eleganza e la solidità senza tempo di Boris Pahor, il ritratto a figura intera di Paolo Rumiz, che sembra interrompere la cadenza geometrica dei camion parcheggiati all’autoporto di Gorizia, e l’esibizione discreta dell’intimità domestica negli scatti a Renzo Furlano, Veit Heinichen, Hans e Thomas Kitzmüller, ripresi nella loro quotidianità.
Ma è negli sguardi di Silvio Cumpeta e Pierluigi Cappello l’essenza della ritrattistica di Maurizio Frullani. Due foto differenti sotto diversi punti di vista, ma accomunate dall’abilità del fotografo nel rendere lo spirito che anima i due scrittori. Se nello scatto a Cumpeta, il fascio di luce diretto sulla figura, illumina il poeta-filosofo in modo da farlo emergere dalla penombra della stanza stipata di libri, come a volerne sottolineare lo spessore intellettuale, nel ritratto in primissimo piano a Cappello sono la dolcezza degli occhi e il mezzo sorriso dell’autore friulano ad introdurci alla sua profonda poetica, al suo “stato di quiete”. Il vezzo della sigaretta accesa tra le dita rende il tutto di una forza e umanità struggente.
Queste fotografie sono la testimonianza non solo della capacità tecnica, dell’abilità di scegliere luoghi e persone, dell’occhio, del tempismo, dell’uso che Maurizio Frullani faceva della macchina fotografica. Sono soprattutto un invito al racconto, allo svelamento personale del soggetto, a fargli sentire il desiderio di dire chi è, con semplicità e naturalezza.
In ogni immagine c’è infatti la storia di ognuno di loro, la propria vita, tutta o in parte, immortalata attraverso una posa e una finezza. E Frullani riconsegna, con pochissimi elementi, l’uso sapiente della luce, una profondità di sguardo assoluta e una sensibilità innata, intere esistenze a noi che guardiamo.

 

Cristina FERESIN

 

 

 

 

 

vedi la documentazione a fondo pagina.

 

 

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